Dice che i lunghi nel basket maturano dopo, tipo tra i 26 e i 28 anni. Ousmane Ndiaye ne ha compiuti 22 la settimana scorsa, 4 giorni prima ne aveva messi 22 con 8/10 e 3 schiacciate contro Brescia.
A certi ragazzi tocca crescere in fretta, precorrere le tappe, specialmente se nascono a Guédiawaye, popolosa area metropolitana nella regione di Dakar.
L’ala grande della Vanoli è venuta su da quelle parti giocando a calcio per strada, poi però ha cominciato a metter su centimetri dopo centimetri con aggiornamenti settimanali e a 12 anni era già tra gli invitati del Basketball Without Borders Camp organizzato in Angola dalla NBA. Ottantasette ragazzini da 26 nazioni africane riuniti al Pavilhao Multiusos do Kilamba, a Luanda. Sono esperienze che possono cambiarti la vita o quanto meno indirizzarla.
A quindici anni Ousmane ha salutato la famiglia ed è partito per la Germania, a Rhondorf è rimasto 3 anni e poi è finito sui radar del Baskonia, un’assoluta eccellenza europea per quel che concerne la crescita cestistica dei giovani talenti. Soprattutto sono alti 7 piedi. Nei paesi baschi Ndiaye è rimasto altre 3 stagioni, debuttando in Euroleague e maturando esperienze importanti in prestito prima a Valencia e poi a Granada, poi l’estate scorsa il passaggio a Cremona per compiere un salto di qualità fondamentale. Per diventare protagonista.
Gli servivano minuti e fiducia, coach Brotto glieli ha dati recuperando al contempo 10.2 punti di media (55% da 2, 30% da 3 e 82% dalla lunetta), 6.7 rimbalzi e una presenza costante sui due lati del campo. Chiaro che manchi ancora la continuità, chiaro che ci siano ancora delle legittime aspettative di crescita, ma Ousmane Ndiaye ha già dimostrato di poter essere un fattore.
Occhio.

