Ventitré schiacciate piazzate in venti partite, tre delle quali rifilate alla Guerri nel match d’andata a Masnago.
Tazè Moore vola, potenzialmente lo ha sempre fatto sin dai tempi dell’high school a Southaven. Sempre, meno 634 giorni. L’11 febbraio 2017 infatti, nella sua stagione da freshman a Cal State-Bakersfield, quella che sembrava in origine l’ennesima dunk arrogante della sua giovane carriera si trasformò in un infortunio terrificante.
Frattura scomposta, tibia e perone in frantumi. Tazè, primo dei Moore ad essere andato al College, nei giorni successivi pensò che avrebbe perso tutto: il basket, la borsa di studio, le sue nuove incredibili prospettive per una vita migliore.
E invece seicentotrentaquattro giorni, cinque interventi chirurgici ed una manciata di viti e bulloni dopo, si è ripreso tutto. Ha ricominciato da dove aveva lasciato, altri 3 anni in California e poi il passaggio ai Cougars di Houston trascinati fino alle Elite 8 del tabellone NCAA nella Madness del 2022.
Tutto con la sua gamba “da un milione di dollari”, quella ricostruita con pezzi d’ossa rimediati tra anca e bacino, e con un’attitudine finalmente disciplinata sotto il pacchero di coach Sampson. Il vecchio allenatore di UH lo ha domato, gli ha cambiato la vita forse più di quei 634 giorni di convalescenza, e per questo Tazè gli sarà sempre riconoscente.
Anche oggi a Varese, dove la sua versatilità (12.5 punti, 5.3 rimbalzi, 2.1 recuperi, 0.6 stoppate e 4.1 assist) e la sua esplosività sono spesso diventate un’arma letale per coach Kastritis. Moore è l’anima selvatica di questa Openjobmetis che sull’onda di 3 vittorie consecutive oggi è una seria candidata per un posto nei playoff.
Occhio.

