La vittoria larga contro l’APU Udine chiude il campionato con un sorriso e con la sensazione che, forse, il vero Napoli si sia visto troppo tardi.
L’ultimo Up&Down della stagione non può limitarsi ai quaranta minuti dell’Alcott Arena: è il momento dei bilanci, delle occasioni perse e delle poche, ma significative, certezze lasciate in eredità verso il futuro.
UP
Jasmin Repesa
La svolta dell’anno. Il nome che cambia completamente il giudizio sul presente e soprattutto sul domani del Napoli Basket. Con il suo arrivo la squadra ritrova ordine, identità, durezza mentale e una direzione tecnica finalmente riconoscibile. Non sono bastate poche settimane per cancellare tutti i limiti strutturali della stagione, ma abbastanza per restituire credibilità al progetto. Qui va dato merito anche alla proprietà: la scelta di Repesa è stata la miglior mossa dell’anno. Con lui Napoli torna ad avere un’idea di pallacanestro e soprattutto una figura capace di imporsi dentro e fuori dal campo.
Leonardo Totè
Da Totè ci si aspettava impatto, presenza e leadership sotto canestro. E Leo, nel complesso, ha risposto presente. Energia, fisicità, rimbalzi e momenti in cui è stato uno dei pochi riferimenti stabili dentro una squadra spesso emotivamente fragile. Non perfetto, ma sicuramente tra quelli che hanno dato quanto richiesto dal proprio status.
Willy Caruso
La crescita più evidente del finale di stagione. Con Repesa cambia passo, fiducia e atteggiamento. Diventa più presente, più continuo e soprattutto più coinvolto nel sistema offensivo. La sensazione è che il suo vero percorso a Napoli possa essere iniziato soltanto nelle ultime settimane.
Leonardo Faggian
La più bella sorpresa del finale di campionato. Repesa gli consegna fiducia e responsabilità, lui risponde con personalità e maturità inattese. Cresce partita dopo partita, senza paura e con una capacità sempre maggiore di stare dentro le gare. In una stagione piena di delusioni, il suo finale rappresenta una delle poche autentiche note di entusiasmo per il futuro.
DOWN
Alessandro Magro
Il principale responsabile tecnico di una stagione che doveva portare il Napoli Basket a competere stabilmente per obiettivi ben diversi. La squadra non è mai diventata realmente un gruppo: troppe pause, poca identità, continui blackout mentali e una sensazione di fragilità mai risolta. Il talento individuale non mancava, ma non è mai stato trasformato in una struttura credibile. E alla lunga il campo presenta sempre il conto.
Naz Mitrou-Long
Arrivato come leader tecnico ed emotivo della squadra, ha finito per lasciare soprattutto rimpianti. Qualche lampo, qualche prestazione importante, ma mai quella continuità e quella personalità che ci si aspettava da un giocatore con il suo curriculum. Napoli aveva bisogno di un uomo capace di trascinare nei momenti difficili: quell’impronta, almeno sul parquet, non si è praticamente mai vista.
Rasir Bolton e Savion Flagg
Due parabole quasi identiche. Inizio di stagione scintillante, talento offensivo evidente, capacità di accendersi e far intravedere un potenziale enorme. Poi, settimana dopo settimana, un lento e progressivo spegnersi. Continuità mai trovata, impatto sempre più ridotto e sensazione di essere diventati, col passare dei mesi, sempre più marginali dentro le difficoltà collettive della squadra.
Matt Rizzetta – Non giudicabile (con riserva)
Sul primo anno di gestione il giudizio resta sospeso. Fallire un obiettivo importante al debutto può anche starci, soprattutto in un contesto complesso come quello napoletano. Diverso invece il discorso sulla comunicazione. Alcune dichiarazioni sono sembrate eccessive rispetto alla realtà: i riferimenti ad una Napoli in contatto con la NBA europea, le promesse molto ambiziose sul recupero del Mario Argento e certe uscite mediatiche senza alcun riscontro concreto hanno spesso dato la sensazione di alimentare aspettative fuori scala. Così come aveva lasciato perplessi, a inizio stagione, il riferimento alla presenza di Shaquille O’Neal a Napoli. L’impressione è che serva meno effetto-annuncio e più concretezza progettuale. Felicissimi di essere smentiti.
IL BILANCIO FINALE
La stagione del Napoli Basket si chiude con più rimpianti che certezze. Doveva essere l’anno del salto di qualità, è stato invece quello dei blackout, delle incompiute e delle aspettative mancate. Però il finale lascia anche qualcosa da cui ripartire: un allenatore di alto livello, alcuni giocatori che hanno dato segnali importanti e la sensazione che, con meno confusione e più equilibrio, il futuro possa essere finalmente costruito su basi più solide.

