Dove eravamo rimasti?
Ad una Napoli rigenerata pronta ad affrontare col vento in poppa le due tappe chiave del suo Resurrection Tour: Pistoia in casa e Cremona fuori, due cerchietti rossi sul calendario, due partite da vincere a tutti i costi per archiviare una salvezza che ormai sembrava vicinissima.
Come è andata lo sappiamo: imbarazzante il passo falso con Pistoia, che ha aperto una crepa importante negli equilibri del gruppo azzurro, deludente il ko di Cremona, in un finale punto a punto in cui i giocatori della Vanoli sono saliti in cattedra mentre molti di quelli di Napoli hanno giocato a nascondino. Era già successo 6 giorni prima al PalaBarbuto, ed è una cosa che nessuna si aspettava.
Da questa Napoli 3.0 potevamo aspettarci le lacune difensive, o che subisse i mismatch in determinati ruoli, ma non avremmo ma pensato che si potesse pagar dazio in termini di “personalità”, piuttosto il contrario.
E invece.

Quest’anno le abbiamo viste tutte, ad inizio dicembre abbiamo contato una squadra al tappeto che sembrava incapace di rialzarsi e due mesi dopo c’era addirittura chi parlava di playoff. Ad occhio e croce, con 9 partite ancora da giocare ed una salvezza che matematicamente è ancora a 4 punti, è meglio non sbilanciarsi con nuove previsioni ma pensare ad una partita alla volta.
Cominciando dal big match con la Virtus Bologna di domenica sera (19:30, Fruit Village Arena) che potrà e dovrà dirci se questa squadra ha ancora qualcosa da dire e da dare. E questo al netto del risultato, visto che la formazione felsinea è avversaria di primissimo livello e ha già da tempo dato priorità al campionato rispetto all’Euroleague, quindi non farà sconti. Napoli, se ci sei…

